Licia Mattioli

Mattioli è una delle aziende di gioielleria italiane più innovative e rinomate al mondo. Nasce a Torino nel 1860 con l’Antica Ditta Marchisio, specializzata nella creazione e lavorazione manuale di gioielleria e oreficeria. Nel 1995 l’Azienda viene rilevata dalla famiglia Mattioli che introduce processi industriali nella manifattura artigianale, portando negli anni il numero dei dipendenti da 30 a 250. Le collezioni Mattioli sono oggi l’unione di passione, ricerca, eccellenza e creatività italiane.

#Piano di Ripartenza

In Italia abbiamo assistito ad un lungo periodo di stand-by e ora siamo tutti orientati verso la ripartenza, nonostante le difficoltà da affrontare. Come avete gestito questa situazione? Ci sono stati dei risvolti positivi?

La cosa più complicata da gestire, a livello di impresa, è l’incertezza, il non sapere cosa ci si aspetta dal domani. Soprattutto durante il primo lockdown è stato molto difficile prevedere l’apertura o la chiusura della fabbrica, e ciò ha reso complessa anche l’organizzazione del personale e la gestione quotidiana degli ordini dei clienti. A questa situazione di incertezza, si è aggiunto il problema della gestione covid proprio all’interno della fabbrica: soprattutto nel periodo di ottobre e novembre, abbiamo avuto circa il 10% del personale in malattia, con una significativa e sistematica diminuzione delle risorse. Si è parlato molto dello smart working, ma in una fabbrica manifatturiera com’è possibile? Come aspetto positivo, posso dire che fin dall’inizio è emerso un forte senso di responsabilità da parte del nostro personale e, grazie alla loro pronta reazione, è stato possibile ridurre al minimo i contagi  e continuare la produzione in fabbrica in maniera quasi regolare.

Cosa vi aspettate dal futuro e cosa si sta muovendo sul mercato?

Per fortuna il nostro settore, quello del lusso, ha risentito meno la crisi rispetto ad altri, come per esempio quello del fashion, che è più “volatile” in questo momento. Il gioiello viene visto anche come un investimento, e questo ci ha permesso di ripartire più velocemente di altri.
Tutti i grandi marchi del mondo del gioiello stanno andando molto bene soprattutto nei mercati asiatici, chi invece soffre, sono i marchi più piccoli con mercato più locale.

Il mercato sta facendo emergere le aziende di grandi dimensioni che sono maggiormente in grado di fronteggiare le crisi economiche e la sempre più ardua competizione internazionale. La nostra forza è quella di essere un gruppo forte e solido: 320 persone (contro una media del settore di 4-5 addetti) che insieme possono resistere ed affrontare qualsiasi situazione.

#Partner di Filiera

Che ruolo giocano i vostri partner di filiera in questa nuova fase?

Abbiamo acquisito molti dei nostri partner e adesso fanno parte della nostra società. Infatti, abbiamo la sede centrale a Torino, mentre a Valenza ci sono le sedi di cinque ex fornitori che abbiamo integrato nel nostro gruppo. 

Si tratta di un modello di business insolito, ma crediamo che l’integrazione con il fornitore debba essere sempre più stretta a favore di una migliore collaborazione, senza però escludere partnership esterne, magari meno strategiche ma funzionali alla nostra crescita.

Può raccontarci un esempio di partnership dove la collaborazione con la filiera ha giocato un ruolo centrale?

Durante il periodo di lockdown abbiamo anticipato i pagamenti verso i nostri fornitori che erano in grande difficoltà, applicando una politica di inclusione e fidelizzazione. Ciò che accomuna i nostri partner è proprio lo spirito di appartenenza: si sentono orgogliosi di far parte del nostro gruppo, anche molti fornitori esterni sono fieri della partnership con noi.

Quali obiettivi vi siete prefissati?

Il nostro obiettivo è quello di continuare a crescere – non è sufficiente lo status quo: bisogna migliorarsi ed ampliare le proprie prospettive attraverso nuove acquisizioni, anche internazionali.

#Effetto network

Come può essere incentivato l’effetto network di cui parlavamo in precedenza?

La formazione è essenziale, gran parte dei nostri partner non hanno idea di quali siano gli standard richiesti, che tipo di competenze siano necessarie, soprattutto a Valenza, che è un grande polo produttivo con elevate competenze tecniche – ma con diversi limiti dal punto di vista organizzativo.

Occorre una continua formazione ed un mindset aperto ai cambiamenti culturali. Per rimanere competitivi bisogna cambiare mentalità ed avere il background necessario per capire quale sia la strada migliore da percorrere.

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