Giulio Di Sabato

Assomoda è la storica e prestigiosa Associazione degli agenti e distributori che operano nei settori abbigliamento, calzature, pelletteria, accessori e articoli sportivi. L’Associazione, nata nel 1969, ha sede a Milano con recapiti a Barcellona, Londra e negli Stati Uniti. Nella funzione di rappresentanza e tutela, si propone come interlocutore e punto di riferimento autorevole nei settori della moda e dello sport; in particolare concorre alla realizzazione di eventi, iniziative e manifestazioni fieristiche utili al loro sviluppo.

#Piano di Ripartenza

Chiusure e riaperture, lunghi periodi di stand-by e tentativi di ripresa. Ogni settore dell’economia è stato coinvolto in modo diverso dalla crisi. Come hanno reagito i designer del settore moda in questo periodo?

Questa crisi è stata molto sofferta da alcuni settori, tra cui turismo, ristorazione e, per l’appunto, moda. Molti negozi sono rimasti chiusi, mentre quelli rimasti aperti – come nel Quadrilatero della Moda, a Milano – hanno pagato l’assenza dei turisti stranieri, i veri e propri big spender del sistema moda italiano. Anche per i negozi fuori città c’è stata una contrazione del mercato a causa del lockdown. I clienti locali sono rimasti chiusi in casa, senza possibilità di socializzare o partecipare ad eventi mondani, e pertanto, si sono domandati: “Perchè mai indossare abiti o scarpe nuove se non posso uscire di casa?”. Nel settore della moda, l’unico stile che può aver beneficiato di questa situazione può essere stato il il vestire sportivo e tecnico, quello degli abiti per tutti i giorni. Oggi, infatti, siamo vestiti più décontracté per affrontare in maniera più “semplice” e più “morbida” questo brutto periodo, dal quale sarà molto difficile ripartire.

#Liquidità

Ci sono stati dei problemi di liquidità?

L’anno scorso (2020) in Senato, io ed il Presidente di Don The Fuller Jeans, Mauro Cianti – altro imprenditore che supporta il progetto i102 – abbiamo contribuito alla stesura dei decreti relativi al reverse factoring. In quell’occasione il Presidente della Seconda Sezione del Senato ci domandò cosa servisse realmente al settore, noi gli rispondemmo senza esitazione: “Serve liquidità”. Perché se il negoziante non riesce a pagare l’azienda produttrice, quest’ultima poi non potrà pagare l’agente rappresentante, generando un “effetto domino” che si ripercuote sull’intera catena. Se non si immette liquidità nel sistema si rischia di perdere la filiera italiana, un unicum al mondo. Nemmeno la Cina – la più grande piattaforma produttiva attualmente esistente – ha un sistema distributivo intermedio come il nostro;

basti pensare che nella sola città di Milano ci sono 1058 showroom e, di questi, circa 700 appartengono a società come la mia ovvero multibrand. Nella vendita al dettaglio si sono affermati grandi magazzini, discount e piccoli negozi, che in tutta Italia distribuiscono e vendono nel territorio i migliori marchi italiani. Dobbiamo combattere per mantenere in piedi la nostra filiera, senza guardare i nostri simboli di appartenenza, con la visione di salvaguardare il settore. Sono certo che lo potremo fare insieme a beneficio dell’intera filiera. Purtroppo noi della filiera della moda abbiamo perso una parte significativa del fatturato. Come imprenditore, non ho mai chiesto fidi bancari, ho sempre lavorato utilizzando unicamente i miei fondi, ma adesso anch’io ho bisogno di liquidità, a tassi giusti.

Secondo lei come cambierà il settore moda nei prossimi mesi/anni e cosa vi aspettate dal mercato?

Questa pandemia ha cambiato il nostro stile di vita ed il nostro modo di comunicare, ma grazie alla digitalizzazione tante cose sono migliorate. Per esempio, oggi sfruttiamo la possibilità di effettuare riunioni con i vertici senza la necessità di viaggiare da una regione all’altra; adesso è diventato tutto più semplice, persino per gli anziani che possono fare la spesa online: tutto questo ha dato una spinta positiva.

Tornando alla moda… cos’è successo? Non potendo più accogliere fisicamente nei nostri showroom i clienti (b2b), specialmente quelli esteri, ci siamo dovuti dotare velocemente di una piattaforma e-commerce e, grazie a questo, la catena di vendite non si è arrestata. Il vero cambiamento è stato questo, ma sono convinto che passata la pandemia molte cose torneranno come prima, e ne saremo felici perchè il rapporto umano, sia per noi che per i nostri clienti – amareggiati nell’effettuare gli ordini online e non poter venire in negozio – è fondamentale.

#Rapporto Cliente Fornitore Territorio

Una delle grandi sfide oggi è creare un network affidabile. Potete raccontarci un esempio di partnership dove la collaborazione con la filiera ha giocato un ruolo centrale?

La collaborazione più importante che ho stretto da un anno è stata con Greenland Group, che nella classifica Fortune Global 500 risulta essere il 171° gruppo economico più grande al mondo, costruttori di grandi strutture immobiliari come grattacieli e centri commerciali. Insieme a loro stiamo sviluppando a Shanghai il primo showroom (b2b) ed il primo multibrand concept store (b2c), tutto Made in Italy, nella bellissima Bund, dove saranno presenti sia i nostri marchi storici, sia brand meno conosciuti dal prezzo più accessibile, ma sempre con l’attenzione al design ed alla qualità dei tessuti.

In questo meraviglioso mall saranno presenti negozi di abbigliamento, di accessori e di gioielli, ed un intero piano con ristoranti italiani stellati e di fascia media. Offriremo prodotti italiani, e non solo. In Cina i negozi non possono essere solamente vendita fisica, sono vere e proprie destination per i clienti, che dovremo quindi coinvolgere con eventi in streaming, showbooking, caffè letterari, etc. Tutto ciò che è artistico in Cina può diventare uno show digitale e gli imprenditori come me devono stare molto attenti ad osservare le nuove tendenze da proporre al proprio pubblico.

Prima ha affermato che la filiera italiana della moda è un unicum da preservare: quali sono le sue idee per farlo?

Oggi bisogna combattere per andare avanti , credetemi, non dormo più la notte perché ciò avvenga.
Come sapete, il settore moda è il secondo fatturato italiano (dopo il settore automobile), un mercato importantissimo di arte e mestieri, unica fashion chain al mondo, ed è tanto tempo che cerchiamo di parlare di questi temi nelle scuole, a partire dalla Piattaforma Sistema Formativo Moda, che riunisce Istituti di Formazione, tra cui il prestigioso Istituto Sara Secoli, Accademie e Università del territorio italiano, che offrono percorsi formativi relativi al settore della moda. Convengono con noi che mai come oggi dobbiamo puntare ad avvicinare i giovani a questi mestieri, anche perché “abbiamo bisogno di gente più giovane”. La verità è che i giovani potrebbero guadagnare moltissimo in questo settore: una modellista può arrivare a percepire uno stipendio di circa 20 mila euro al mese! Eppure, se chiedete ai responsabili di moda, le modelliste (o i modellisti) non ci sono, e mancano anche sarti, ricamatori…la nostra è una battaglia quotidiana. Sono anni che cerchiamo di spiegare ai ragazzi che nella moda non esistono solo sfilate e paillettes, ma c’è un mondo di arte, professioni e mestieri che dobbiamo conservare e sviluppare, in cui ci sono le possibilità per lavorare, divertirsi e guadagnare molto bene. Ci vorrebbe una formazione alla base, a partire dalle scuole secondarie di primo grado.

Nel settore della moda oltre alle grandi firme come Armani, Versace e D&G – che ringrazio perché negli anni hanno portato anche tanti clienti stranieri a Milano – vi è una moltitudine di PMI che contribuisce al fatturato per il 55-60%, rimanendo dunque la spina dorsale del settore. Sono loro a soffrire di più in questo momento perché, a differenza delle grandi aziende, queste non hanno risorse cospicue e sono spesso le ultime a beneficiare degli aiuti statali.
Nel 2019 Assomoda ha festeggiato 50 anni di storia, ed abbiamo ricordato che per la prima fiera – svoltasi a Milano nel 69’- gli agenti rappresentanti organizzarono l’evento all’interno di un albergo, mentre l’anno successivo, per riuscire a contenere tutti, fu noleggiato un tendone da circo: capite che già da allora il settore moda era trainato dalle PMI!

Noi faremo qualcosa di concreto: grazie al progetto de i102 supporteremo le PMI attraverso un’operazione etica oltre che finanziaria, un progetto virtuoso e sostenibile a favore dei piccoli fornitori. Nel 2003 siamo stati la prima associazione nel mondo della moda a dotarsi di un Codice Deontologico: un regolamento etico-comportamentale degli agenti rappresentanti stipulato con la Camera di Commercio. Sulla linea di questi stessi principi vogliamo che si dia un aiuto a chi si trova in momento di difficoltà, e sostenendo un’operazione del genere ne guadagneremo tutti moltissimo. Le banche come Guber sono le uniche a poter salvare questo sistema.

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