Metra, Enrico Zampedri

Metra è un’azienda leader nel campo dell’estrusione, della finitura e delle lavorazioni dell’alluminio. Produce profili in alluminio per le costruzioni e per applicazioni industriali che uniscono tecnologia, innovazione e design. L’azienda, fondata nel 1962, conta oggi più di 800 dipendenti e oltre 3.000 aziende partner.

#Piano di Ripartenza

Chiusure e riaperture, lunghi periodi di stand-by e tentativi di ripresa. Ogni settore dell’economia è stato coinvolto in modo diverso dalla crisi. Come avete affrontato questo periodo e come è cambiata la vostra industry? Ci sono stati anche risvolti positivi? Cosa vi aspettate dal futuro e cosa si sta muovendo sul mercato?

Al di là del clima generale di incertezza, fortunatamente siamo stati aiutati dalla grande diversificazione dei nostri canali commerciali. Non abbiamo vissuto periodi di blocco totale: circa il 60% del nostro export è verso paesi che sono arrivati ben dopo l’Italia al periodo di chiusura, come la Germania, gli Stati Uniti e l’Inghilterra. Durante i momenti più difficili abbiamo effettivamente sospeso la produzione in Italia, ma abbiamo continuato la lavorazione nella nostra filiale canadese, che si è fermata successivamente. In termini di consegna e fatturato siamo ancora a un -10% rispetto al 2019, ma contiamo di recuperare almeno metà di questo gap entro fine anno.

Ciò che è emerso maggiormente è stata una grande volontà di reagire, di non fermarsi davanti alle situazioni negative che si stavano creando. Procedere cercando di cogliere tutte le opportunità che ci venivano offerte, per continuare a lavorare in modo efficace.

Per quanto riguarda la parte commerciale, tutti hanno lavorato in smart working. Il rapporto con i clienti, nella maggior parte stranieri, non è mai venuto meno. Questo è uno dei motivi per cui, da quando abbiamo potuto riprendere a produrre, dalla metà di aprile, il volume degli ordini acquisiti è tornato rapidamente alla normalità.

È cambiato sicuramente l’approccio ai viaggi, che prima effettuavamo sia per motivi commerciali che tecnici. Oggi, molte trattative, molte problematiche vengono affrontate e risolte tramite videoconferenza. Basta prenderci l’abitudine, si tratta di uno strumento straordinariamente efficace che ci ha permesso di risparmiare il tempo speso nel traffico e negli spostamenti, le attese in aeroporto, i costi degli alberghi. In futuro torneremo certamente a viaggiare e a spostarci, ma di sicuro lo faremo in maniera ridimensionata.

Inoltre, un altro aspetto positivo è dato dallo stretto contatto che abbiamo tenuto con tutti inostri collaboratori. L’azienda ha circa 850 dipendenti distribuiti tra l’Europa e il Canada – con tutti ci siamo sentiti e visti attraverso riunioni periodiche in videocall. Ormai lo facciamo abitualmente, riusciamo a metterci in contatto con 400 persone al mese, per tenerci allineati su quello che stiamo facendo e per tenere alto l’umore e la motivazione della squadra.

Vorremmo estendere questo tipo di relazione anche ai nostri partner di filiera.

Anche loro non possono che trarre vantaggio dal nostro esempio: un’azienda che non si è fermata e che sta lavorando a pieno ritmo. Qualcosa in più lo si può certamente fare anche lato nostro, bisogna coinvolgerli all’interno di una cornice comunicativa più ampia.

Personalmente, sono impegnato anche su altri fronti. Prima di lavorare in Metra ho avuto una lunga esperienza nel settore della sanità. Così, durante il periodo del lockdown, a Brescia mi sono occupato di raccogliere fondi per aiutare gli ospedali.

Allo stesso modo, anche in azienda ho avuto un ruolo sul fronte sanitario: spesso, all’inizio delle nostre riunioni, facciamo il punto sulle misure di prevenzione e di attenzione prese in azienda a livello sanitario, nonché sulle prospettive future.

Avere qualcuno che, in maniera documentata e competente, possa fornire un indirizzo, è stato di grande aiuto.

Abbiamo ricompattato le fila e diffuso uno spirito di squadra più forte rispetto a prima.

Cosa vi aspettate dai possibili cambiamenti del mercato?

Noi lavoriamo per il 60% nel settore industriale e per il 40% nel settore del building & construction. In questo secondo segmento abbiamo rilevato l’impatto più significativo, i segnali del cambiamento. Ad esempio, facendo riferimento alla costruzione di torri e sedi di ufficio, stiamo vedendo che è in corso un forte ripensamento del modello di lavoro legato a questi edifici. Per contro, stanno avanzando altre tipologie di investimento, come la costruzione di ospedali e aeroporti. Infrastrutture essenziali che oggi stanno rivedendosi e rinnovandosi.

Fortunatamente, la situazione del settore automotive, di cui ci occupiamo marginalmente, non ci ha toccato. In questo momento questo settore sta ripensando seriamente alle proprie logiche. Per contro, vediamo un’opportunità nel settore ferroviario, dove si sta investendo molto.

#Rapporto Cliente Fornitore Territorio

Una delle grandi sfide oggi è creare un network affidabile. Potete raccontarci un esempio di partnership dove la collaborazione con la filiera ha giocato un ruolo centrale?

Da tempo avevamo immaginato di ristrutturare la nostra filiera produttiva interna. Ma l’emergenza e i cambiamenti dovuti al Covid ci hanno portato ad accelerare drasticamente questi processi. Ad esempio, uno degli eventi scatenanti è stata la chiusura del reparto interno dedicato alla ossidazione, un trattamento superficiale dell’alluminio. Abbiamo totalmente esternalizzato questo processo, affidandolo a tre diversi partner, con uno di loro con un ruolo prevalente. Abbiamo trovato fornitori che hanno colto a pieno quest’opportunità, ed hanno a loro volta dato un’accelerazione ad investimenti al loro interno. C’è chi ha realizzato un nuovo impianto, chi ha ammodernato quello preesistente.

Di fatto, si sono sostituiti alla perfezione ad un nostro processo interno, apportando maggiore qualità. Con un impianto nuovo, ed una maggiore produttività, resa possibile grazie a economia di scala differenti. Infine, ci ha guadagnato anche l’ambiente. Si tratta infatti di un processo che utilizza acidi e sostanze chimiche, e farlo con un impianto completamente nuovo, pensato con logiche diverse in termini di sicurezza, ha favorito anche ottimizzazioni dal punto di vista ambientale.

Quali sono i vostri partner di filiera, quanti sono e di cosa si occupano?

Sono fornitori di materia prima, i “primaristi”, ovvero aziende che producono alluminio a partire dalla bauxite. Sono colossi internazionali, collocati in Norvegia, Dubai, Russia… rappresentano il grosso dei nostri acquisti all’estero. Poi ci sono i fornitori dedicati alle fasi di lavorazione necessarie per completare il prodotto. Come nel caso che ho citato in precedenza, si tratta di trattamenti superficiali o di alcune lavorazioni meccaniche. Il nostro processo è abbastanza completo, forniamo un semilavorato che viene completato dai nostri clienti.

#Effetto Network

Quale ruolo dovrebbero giocare le aziende capo filiera in questa fase? Come possono incentivare quell’effetto network di cui parlavamo in precedenza?

Per noi aziende a capo di una filiera, questo momento rappresenta una straordinaria opportunità. Un’opportunità che dobbiamo sottoporre in maniera propositiva all’attenzione dei fornitori. Voglio farvi un esempio capovolgendo la situazione. Abbiamo tra i nostri clienti un’azienda multinazionale che fabbrica treni. Questa azienda ha dato avvio ad un processo di riorganizzazione finanziaria dei rapporti con la filiera, attivando un servizio di reverse-factoring, nel quale ci siamo immediatamente inseriti. Naturalmente, in questo contesto, noi siamo fornitori. Ecco, grazie agli sforzi dell’azienda capofila abbiamo rilevato un netto miglioramento nella gestione dell’aspetto finanziario e contabile, in termini di linearità e continuità.

Una volta allineata l’interfaccia con gli strumenti aziendali, attraverso il supporto di canali informatizzati, il nuovo sistema è risultato straordinariamente efficiente. Ci permette di far risparmiare tempo ad alcune risorse, che hanno così modo di svolgere attività a maggior valore aggiunto. Prima avevamo personale quotidianamente impegnato in attività ripetitive e onerose a livello di tempo, come la gestione di meri solleciti di pagamento.

Per questa ragione, dopo aver utilizzato la piattaforma Anticipo102, abbiamo colto al volo l’opportunità di essere coinvolti nel progetto i102. Spero che possano adottarla altre aziende che operano nelle diverse filiere dell’economia del paese. Il sistema Italia ha bisogno di strumenti pratici per aiutare le singole aziende a risolvere l’enorme questione dei termini di pagamento. Termini sempre diversi e spesso peggiori rispetto al resto del sistema imprenditoriale europeo.

Si tratta di dinamiche che alla fine danneggiano tutti. Facendo tesoro della situazione di difficoltà che abbiamo attraversato, dobbiamo invece focalizzarci su un nuovo approccio. E qui torno a parlare di iniziative come questa, che possono darci davvero una spinta verso la modernizzazione e farci recuperare il gap frustrante che penalizza tutto il sistema produttivo italiano. Quindi, ben vengano i102, noi abbiamo aderito subito con entusiasmo. Purtroppo, o per fortuna, non abbiamo un enorme numero di fornitori che possano entrare in questo sistema, ma credo molto a una contaminazione di tipo culturale.

Sfruttare una situazione difficile per aiutare…

Nelle riunioni periodiche con la mia squadra, mi piace sempre chiudere con una frase ad effetto, una sorta di virgolettato, per fare in modo che le persone ricevano uno stimolo finale. Nell’ultima riunione ho terminato con una frase di Stephen Covey: “Nella vita il 10% è quello che ti succede, il 90% è come reagisci a quello che ti succede”. È proprio vero che tutto sta in come si reagisce: una reazione intelligente rappresenta un’opportunità.

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