Paolo Campinoti

La storia di PRAMAC ha inizio nel 1966, quando la famiglia Campinoti fonda L’Europea, una società di costruzioni focalizzata principalmente sul mercato italiano. Da quel momento in poi la Società ha ampliato le sue attività nel settore dell’energia e della movimentazione di materiali, crescendo continuamente su scala globale grazie all’elevata esperienza tecnologica e a processi di produzione verticalmente integrati che garantiscono prodotti per alte prestazioni.

#Made in Italy

Cosa rende il Made in Italy così ricercato ed apprezzato nel mondo?

Credo che il Made in Italy nasca dall’insieme delle esperienze estetiche che noi italiani viviamo fin dalla nascita, come la magnificenza dei nostri paesaggi naturali che ci abituano al bello e a una spiccata sensibilità, permettendoci di cogliere alcune sfumature che altri non vedono.
Mestieri come quelli del muratore o del falegname sono arti che da noi si sono tramandate da padre in figlio, con grande cura, ed oggi sono il frutto di un lascito che ci troviamo e che può “contaminare” altri mestieri con la stessa passione.
Questo si ripercuote oggi nella sfera del prodotto, che diviene una naturale conseguenza del nostro modo di vivere, della cultura e della nostra attenzione per il dettaglio di cui per fortuna ogni giorno riusciamo a godere. Girando il mondo ti rendi conto che ci sono tanti luoghi stupendi, come ad esempio nelle grandi città della Cina, a Dubai o negli Stati Uniti, dove si possono ammirare dei grattacieli incredibili, bellissimi da fuori, ma che all’interno sono poco curati: sono fatti per apparire grandiosi dall’esterno mentre noi abbiamo l’esigenza di realizzare opere perfette nell’insieme, senza lasciare nulla al caso.

Ha la sensazione che il Made in Italy sia più apprezzato all’estero che in Italia, oppure no?

Non c’è dubbio, da noi purtroppo si sottovaluta enormemente il nostro patrimonio artistico e culturale. Tanti stranieri che hanno studiato o hanno vissuto in Italia conoscono luoghi e monumenti di cui noi non sappiamo nemmeno l’esistenza: questo è un grande limite che dobbiamo superare, non possiamo essere indifferenti o dare per scontato le bellezze che abbiamo.

Cosa manca all’Italia per rafforzare l’eccellenza delle nostre filiere?

In Italia spesso non viene riconosciuto il merito di chi porta avanti la valorizzazione della nostra ricchezza artistica, e non c’è nemmeno una visione politica che aiuti ad esempio i proprietari di castelli e dimore storiche, che da soli portano un grande fardello economico sulle proprie spalle per la manutenzione di queste strutture.

Purtroppo l’arte e la cultura non pagano dal punto di vista elettorale, i politici sono più propensi a fare solamente slogan di facile comprensione, ma ciò fa parte di un discorso più ampio legato al declino culturale e sociale che stiamo vivendo.

#Rapporto Cliente Fornitore Territorio

Una delle grandi sfide oggi è creare un network affidabile. Potete raccontarci un esempio di partnership dove la collaborazione con la filiera ha giocato un ruolo centrale?

La forza dell’impresa italiana è proprio la filiera e la subfornitura; probabilmente in altri Paesi ci sono altri vantaggi, come il costo dell’energia più bassa o migliori infrastrutture, però manca il tessuto industriale della filiera e della microimpresa, tipico dell’Italia.
Supportare l’artigiano e la piccola impresa ti consente, da una parte, un know how specifico ed elevato, dall’altra quella flessibilità che permette di gestire i picchi di lavoro: questi sono i grandi vantaggi di cui dispone il sistema produttivo italiano.

La nostra Società ha creato una rete di piccole imprese per la lavorazione ed il trattamento della lamiera e per il manufacturing della componentistica, è un processo di crescita e di diffusione della nostra cultura aziendale che stiamo cercando di sviluppare nel territorio, facendo crescere i nostri partner attraverso un sistema organizzativo più strutturato, e allo stesso tempo consentendo a noi di essere più competitivi.

#Previsioni per il futuro

Da un anno a questa parte stiamo vivendo un periodo di cambiamento totale, cosa vi aspettate dal futuro nei prossimi anni?

Si sta andando sempre di più verso la digitalizzazione, verso un’economia supportata da dei sistemi informatici che hanno bisogno di una continuità energetica; questo sistema sarà sempre più diffuso, con infrastrutture realizzate con energia da gruppi elettrogeni (macchine elettromeccaniche che generano corrente).

Dal nostro punto di vista la transizione digitale è un aspetto positivo; dal punto di vista sociale molto meno: in tanti come me non sono abituati all’e-commerce e a stare diverse ore davanti al computer, preferiamo il negozietto e il bar per passare momenti un po’ più sereni e rilassati.

L’ideale sarebbe trovare un equilibrio…

Ormai siamo entrati in questa spirale che ci spinge verso lo smart working e la didattica a distanza, ma se non si va in ufficio o non si va a scuola, e non si esce neppure a fare due passi fuori casa, il negozietto o il bar sotto casa chiuderanno e con loro anche la nostra socialità quotidiana.

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